By design e by default
Abbiamo bisogno di progettare in modo strategico anche aspetti che sembrano “solo” operativi.
Ho letto da qualche parte che un segno dell’avanzare dell’età sia che il tempo sembra scorrere più in fretta. Non so se sia vero, ma di certo aprile è volato via a una velocità che mi ha stordito.
Nel frattempo, le mie riflessioni si sono concentrate sui costi della progettazione e sugli svariati ambiti che può toccare. Progettare ha sempre un costo, perché richiede tempo, energia e soldi. Ed è il motivo per cui non possiamo progettare tutto nelle nostre vite e, quando guidiamo un’impresa, dobbiamo scegliere con attenzione cosa progettare e cosa no.
Oggi non parliamo di progettazione strategica, ma di strategia della progettazione nella gestione d’impresa: cosa vale la pena progettare bene e cosa invece possiamo permetterci di lasciar andare by default?
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By default e by design
Ho incontrato per la prima volta questa contrapposizione leggendo di normativa privacy, che è un tema concreto per qualunque tipo di impresa.
Trattare la privacy by default significa, in parole povere, prenderla come uno dei tanti adempimenti cui far fronte. In questi casi, spesso si segue la normativa a grandi linee e la si attua in concreto solo quando ce ne ricordiamo o nei contesti in cui sappiamo come farlo. In altri casi, altrettanto frequenti, si delega completamente perché viene vissuto solo come un fardello necessario.
Privacy by design, invece, significa incorporare la normativa privacy fin dalla fase iniziale di progettazione di un processo, affinché la tutela dei dati personali si integri nelle scelte di progettazione, insieme con gli obiettivi di business che si vogliono raggiungere.
Applichiamo il primo metodo, adempiere by default a un obbligo aziendale, tutte le volte in cui la materia non ci sembra rilevante per il nostro business, perché crediamo che non aggiunga nulla di valore a quello che offriamo sul mercato. In questi casi il principio guida è “minima spesa, massima resa” e lo applichiamo non solo in termini di investimenti economici ma anche cognitivi: non ci vogliamo pensare o ci vogliamo pensare il minor tempo possibile perché ci sembra più importante dedicarci ad altro.
Al contrario, a tutto ciò che ci sembra rilevante dedichiamo una progettazione specifica - by design - affinché funzioni nel miglior modo possibile per raggiungere i nostri obiettivi. Qui il principio guida è la perfezione o, quanto meno, il meglio possibile rispetto alle nostre attuali possibilità.
Strategia d’impresa e gestione d’impresa
Quando parliamo di elementi strategici di un’impresa, ci riferiamo a tutto ciò che:
permette alla clientela di incontrarci e sceglierci
permette all’impresa di operare sul mercato
implica grandi rischi o grandi investimenti
genera un vantaggio competitivo sistematico
permette all’impresa di crescere o di consolidarsi
può determinare la sopravvivenza dell’impresa nel lungo periodo.
La gestione d’impresa non è ‘solo’ operatività. È l’infrastruttura di tutta l’operatività aziendale.
È un tema strategico perché determina l’efficienza di un’impresa e quindi la sua capacità di prosperare nel tempo.
Purtroppo vedo ancora tante (troppe) imprese che affrontano la gestione d’impresa by default, perdendo opportunità e lasciando fiorire problemi che potrebbero nemmeno esistere.
Fare business e gestire un’impresa non sono la stessa cosa
Fare business è trovare, nel mercato a cui ci rivolgiamo, un bisogno che possiamo soddisfare con la nostra proposta unica di valore. Quella proposta funziona se sfrutta le nostre specifiche capacità, risorse e competenze, per rispondere a quel determinato bisogno meglio degli altri operatori sul mercato, in modo tale che il bacino di chi ci sceglie sia sufficientemente ampio da permetterci di continuare a offrire il nostro prodotto/servizio nel tempo.
Gestire un’impresa, invece, vuol dire eseguire tutte le attività necessarie per far sì che tutti i processi di lavoro filino “lisci come l’olio”, nella loro versione più efficiente possibile per generare, a parità di tutto il resto, il miglior margine possibile. Non solo i processi del core business, ma tutti i processi aziendali, affinché anche i processi di supporto possano favorire lo sviluppo del business.
Soprattutto in Italia, dove la cultura d’impresa è più debole che altrove, le funzioni di supporto sono percepite in modo particolarmente ancillare a quelle del core business, anche per via dell’enorme burocrazia che grava sulla quotidianità di qualunque impresa.
Secondo questa logica, tutto deve funzionare a corredo e supporto del core, impiegando il minor dispendio di risorse possibile (tempo e soldi, principalmente). Sia che si tratti di depositare una pratica in Camera di Commercio, di scrivere un contratto con un partner o di investire nella comunicazione interna.
Dal punto di vista organizzativo, la gestione di un’impresa by default ha uno o più dei seguenti elementi costitutivi:
il modo di relazionarsi tra persone è impostato sul funzionamento neurotipico: le cose si sanno, o si devono intuire, altrimenti non si è adattз
La possibilità di fare analisi critiche è lasciata esclusivamente al vertice aziendale, durante incontri a porte chiuse e tra una manciata di persone scelte
Il funzionamento interno a un team, il funzionamento tra team e il sistema nel suo complesso non sono esplicitati chiaramente, perché ci si aspetta che ogni persona sappia fare il proprio mestiere e, per ogni dubbio, chieda al superiore gerarchico1
Il vertice chiede alle persone responsabili di generare e mantenere un buon clima interno e favorire la massima collaborazione. Ma poi ogni persona responsabile di team decide il clima che vuole creare al suo interno, così come il livello di collaborazione con gli altri team
Gli obiettivi aziendali si riassumono in aumento del fatturato e velocità di adattamento ai cambiamenti, senza riuscire a declinarli in modo più specifico e azionabile da parte delle diverse funzioni aziendali.
Gestione d’impresa by design
Progettare la gestione d’impresa significa partire dal presupposto che non esiste un modo “naturale” o “ovvio” di organizzarsi, e che nessun elemento è neutro ma, anzi, sono scelte (per quanto inconsapevoli) che favoriscono certi comportamenti e ne penalizzano altri.
Decostruire l’approccio by default alla gestione d’impresa vuol dire smettere di disegnare solo i processi legati al core business e allargare lo sguardo a tutti i processi aziendali, per non lasciare nessun team e funzione priva di contesto strategico.
Smettiamo di dare priorità esclusiva agli elementi classici della gestione d’impresa:
ambienti e spazi fisici nei quali eseguire il lavoro
strumenti tecnici per eseguire il lavoro e competenze per usarli
organigrammi e documenti per definire compiti e mansioni di ciascuno
e iniziamo a progettare con intenzionalità:
gli spazi per favorire le relazioni tra le persone
i momenti per far emergere le tensioni, in modo sicuro per le persone e proficuo per l’impresa
i luoghi per intavolare discussioni difficili, senza mettere in crisi le relazioni esistenti
gli strumenti di condivisione e comunicazione interna e le competenze per utilizzarli al meglio.
La gestione d’impresa by design sembra più complessa, ma solo perché è più consapevole e quindi richiede, all’inizio, una riflessione più profonda (che vedremo ripagata solo nel lungo periodo). Partiamo dal chiederci:
Come vogliamo che le persone prendano decisioni?
Come vogliamo che fluisca l’informazione?
Come vogliamo che si gestiscano i conflitti?
Come vogliamo che si sviluppino le competenze?
Come vogliamo che si distribuisca il potere?
E poi costruire spazi, pratiche e sistemi coerenti con quelle risposte.
Buon lunedì, buona scelta strategica,
Chiara (e Tatiana)
📃Abbiamo parlato di
Conoscere meramente qualcosa non è sufficiente per riuscire a metterla in pratica:
📍Cose che hanno lasciato un segno
Ascoltando, l’ultima meravigliosa puntata di Linguetta
Anche il segno più semplice, se è in dialogo con ciò che stai ascoltando, può trasmettere molto
📚🎧📺 Stiamo leggendo/ascoltando/guardando
Le letture, gli ascolti e le visioni di Chiara
Ho finito di leggere Orbital di Samantha Harvey e mi è piaciuto parecchio. Lo consiglio se hai bisogno di una lettura lenta, filosofica e portatrice di pace e calma interiore.
Lato TV proseguo a spizzichi con One piece, su Netflix, che alterno a Étoile, su Prime, e Quando la vita ti dà mandarini, su Netflix.
Durante il weekend, invece, grandi scorpacciate di misteri, in compagnia di Geronimo Stilton, sia in versione cartacea sia in cartone animato. Cerco investigazioni altrettanto leggere e divertenti ma un po’ meno stereotipate nei personaggi, se hai consigli in merito sono tutta orecchi.
Le letture, gli ascolti e le visioni di Tatiana
Letture. Proseguo con Gwyneth. La biografia di Amy Odell e Le parole sono finestre (oppure muri) di Bertram Rosenberg Marshall. In un viaggio in auto, ho riascoltato in audiolibro In mezzo al mare - Sette atti comici di Mattia Torre.
Ascolti. Proseguo con i miei soliti ascolti: Wilson, Amare parole, Morning. Ho approfittato per riascoltare alcune vecchie puntate di Sigmund, oltre quelle nuove, in una pausa rigenerativa del ponte del Primo Maggio. Tra l’altro, oggi è uscita una nuova puntata che ascolterò presto. Ho iniziato anche un podcast nuovo: Con gli occhi di Anna, di Sara Poma, che consiglio tantissimo.
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Visioni. Ho finito The Pitt, anche se la riguarderei da capo. Ho iniziato avvocato Ligas.
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Settimana densa di impegni e incontri con persone belle, ma anche di tanto lavoro a testa bassa.
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