Muoversi
Per restare in equilibrio, per spostare l’asticella, per far succedere le cose
Qui si fa fatica a respirare, ma non a muoversi. Sono settimane che ho ripreso a correre e a camminare per lunghe distanze (meno di 5 Km mi annoiano) e ne esco ogni volta carica a molla. Nonostante il caldo opprimente, che potrebbe sembrare suggerire di coricarsi a non far nulla sotto l’aria di un ventilatore o di un condizionatore o a mollo nel mare, io non vedo l’ora di alzarmi presto, bere il caffè e uscire per far andare gambe e piedi. Stamattina sono qui davanti allo schermo, intenta a scrivere questa newsletter, ma ho i piedi che non stanno fermi. È molto probabile che farò qualcosa, magari stasera, al tramonto, giusto per non soccombere all’afa.
[Un numero più breve del solito, ma non per questo meno intenso]
Io sono Tatiana e questa è la newsletter di Kanji, quella che parte ogni lunedì mattina per arrivare alla tua casella di posta. Se te l’hanno inoltrata e vuoi iscriverti, puoi farlo da qui.

Questa cosa del muoversi per me non ha nulla a che fare con il non voler perdere tempo come spesso mio marito, e non solo lui, mi racconta. La mia non è fretta, ma più un bisogno di far succedere cose, di farle accadere, insomma, e anche di spaziare, uscire dalle routine (gli stessi percorsi dopo un po’ mi annoiano) e di godere del dopo. Quando rientro dopo la corsa o una camminata, nella quotidianità e in vacanza, il mio corpo vibra e io sto davvero molto meglio, nonostante la stanchezza data dalla fatica fisica. E riposo anche meglio. Ma questo l’ho sempre saputo: corro da quando ho 6 anni.
Sabato, mentre ero in mezzo al bosco tra salite e discese, ho anche riflettuto su come questa cosa abbia un legame profondo con il mio modo di lavorare: le routine mi annoiano, ho bisogno di chiudere i cerchi, ho necessità di non stare ferma ad aspettare, ho bisogno di fare cose e seguire progetti diversi, proprio perché se le cose non vanno o restano bloccate sugli stessi schemi per troppo tempo, io non funziono più. Ma non sono solo io a non funzionare nell’immobilità. Proprio stamattina, Mafe de Baggis ha scritto una cosa che mi ha triggerata. Vale anche le organizzazioni.
Quando lavoro e affianco le organizzazioni, mi capita spesso di trovarmi prima di fronte, e poi dentro, a situazioni di immobilità. Sono naturali ed è sacrosanto fermarsi. La questione diventa pericolosa quando quel fermarsi non scaturisce da una scelta intenzionale, ma è solo sintomo di paura, dell’aspettare che i tempi siano maturi, le persone facciano il clic o che arrivino le persone giuste, l’organizzazione sia pronta a fare il passo, eccetera, eccetera, eccetera.
E nel frattempo? Già.
Sono convinta che a restare immobili si rischia di cadere. Non sempre avremo certezze, non sempre i dati a disposizione saranno sufficienti, non sempre avremo il controllo completo su ogni cosa.
A volte, l’unica cosa da fare è scegliere di fare un primo passo, senza aspettare di avere le scarpe giuste, l’abbigliamento tecnico necessario, il tracker o l’app scaricata.
A volte, l’unica cosa da fare è infilarsi le scarpe, le cuffiette e uscire. Ascoltare e ascoltarsi e guardare e guardarsi. E vedere come va. Un passo alla volta. Ma con il coraggio di farlo quel primo passo per uscire dall’immobilità e respirare.
A presto,
Tatiana (e Chiara)
📃Abbiamo parlato di
📍Cose che hanno lasciato un segno
Più strumenti usiamo per ascoltarci, meno sappiamo farlo da sole
Del perché tra la fatica e il riposo c’è un intruso da ascoltare
Il grande equivoco che limita la propria consapevolezza operativa
📚🎧📺 Stiamo leggendo/ascoltando/guardando
Le letture, gli ascolti e le visioni di Chiara
Una settimana senza figlia (al mare con i nonni) mi ha permesso di riappropriarmi della TV. Ho guardato buona parte della nuova stagione di La legge di Lidia Poët, che mi piace il giusto. Ho apprezzato La la Land, film di qualche anno fa che non avevo ancora mai visto, ma ho adorato Anora, che è riuscito a farmi ridere in diversi punti, e nel finale pure a commuovermi.
Lato letture ho iniziato Stella del mattino di Wu Ming e parte piuttosto complicato, con tantissimi personaggi, sono curiosa di vedere come procede.
Le letture, gli ascolti e le visioni di Tatiana
Una settimana, la scorsa, con tante cose. Lavoro, scrittura, corsa, cucina e orto. Non riesco a stare ferma, nonostante il caldo.
Letture. Ho finalmente iniziato La vendetta è un ballo in maschera: Un anno con “Il conte di Montecristo” di Francesca Crescentini. E, in parallelo, La scienza delle pulizie. La chimica del detersivo e della candeggina, e le bufale sul bicarbonato di Dario Bressanini, per capire meglio perché non tutti i detersivi che uso sono uguali e smettere di seguire consigli strampalati su come disostruire uno scarico.
Ascolti. Sempre i soliti: Wilson, Amare Parole, Morning più di rado. Di nuovo tanta buona musica, soprattutto in auto, durante i viaggi: Linkin Park, System of a down, Florence + the machine, Nirvana.
Visioni. Ho finito The bear e vorrei solo ripartire e riguardarla tutta, per più e più volte. Ho iniziato e finito Brennero e vorrei tanto vedere Il commissario Brunetti, dopo aver scoperto la storia pazzesca intorno a questi libri (che poi diventano anche serieTV) di Donna Leon su Link idee per la TV. Ho iniziato ieri sera Pluribus, ma è ancora troppo presto per dire se prende o no.
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🔎[Cosa stiamo facendo] Notizie dal mondo Kanji
Nonostante sia metà luglio, le attività non diminuiscono. Questa settimana tiriamo le fila su un progetto bello e corposo o, almeno, facciamo il punto per il passo successivo!
📍Informazioni di servizio
Cerchiamo di usare un linguaggio rispetto e inclusivo. Nel testo potresti trovare questo simbolo: « ǝ». Cosa significa? È un simbolo fonetico [schwa (o scevà)] utilizzato per non fare differenze, rispettando l’identità di genere di ognuno. Ne abbiamo parlato in una newsletter: voce del verbo includere.
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