(Ri)trovare senso
Per riappropriarsi di spazio, soprattutto quello condiviso, e riprogettare in coro
Questa newsletter va in vacanza. Questo è l’ultimo numero, ma puoi sempre esplorare l’archivio. Riprendiamo a settembre.
In questi ultimi giorni, sento le mie batterie consumarsi. È fisiologico, ormai lo so, come ogni estate, a fine luglio. Mi aspettano ancora alcuni giorni di immersione, spezzati da qualche pausa e distrazione, ma restano e cerco di tenere botta. Il mio corpo mi sta mandando segnali: proprio ieri ho avuto un cedimento che mi ha tenuta ferma, non proprio immobile, a casa. Non sono andata a correre e nemmeno ho potuto partecipare alla manifestazione contro l’abbattimento dei ciliegi, nella quale credo: salvare le piante di ciliegi dello storico parco cittadino perché il motivo (spostare in centro il mercato) non ha senso.
E se un senso c’è (dubito), non ne abbiamo avuto comunicazione.
Come designer, come attivista, come cittadina e persona, non posso non pensare a come si sarebbe potuto fare diversamente.
Io sono Tatiana e questa è la newsletter di Kanji, quella che parte ogni lunedì mattina per arrivare alla tua casella di posta. Se te l’hanno inoltrata e vuoi iscriverti, puoi farlo da qui.

(Ri)trovare senso
Qualche tempo fa, ho scritto una newsletter per affrontare un tema centrale: come si fa a dare e creare senso alle cose. È il cuore dell’architettura dell’informazione, non solo una disciplina specifica che si occupa di classificare, organizzare e progettare la struttura logica dei contenuti di un qualsiasi spazio.
Essa è anche un qualcosa di più ampio e che ci riguarda: dare e creare senso alle cose del mondo, mettere in relazione, connettere persone e contenuti.
Qualche settimana fa, riprendendo le fila di un progetto su cui ho lavorato, ho ripensato alla difficoltà che ho avuto io e, con me, il team che ho affiancato nel trovare, reperire e recuperare i contenuti sui quali abbiamo lavorato. Per scelta operativa, abbiamo optato per usare l’archivio proprietario dell’azienda e non Google Drive. Di solito propongo di usare il Drive di Google, soprattutto all’inizio di un progetto, per avere la possibilità di lavorarci con più flessibilità, con una gestione dei permessi di accesso più semplice e meno vincolante rispetto a un archivio proprietario interno. Ma avevamo deciso insieme diversamente e così abbiamo organizzato tutto in quello spazio.
Più e più volte durante il lavoro, il nostro team si è bloccato. A volte per questioni diverse (aspettare un altro team che finisse il task), ma la maggior parte delle volte la causa è stata il dove.
È per questo motivo che, chiuso quel progetto specifico, ho suggerito a quella organizzazione (e prima ancora al team che ho affiancato) di rivedere e riprogettare con senso l’archivio, perché diventasse uno spazio utile a tutta l’azienda, a ogni team, per trovare e dare senso alle informazioni.
Da dove iniziare
Per prima cosa, sempre, è utile mappare l’esistente. Significa aprire l’archivio e guardare come è (non è) organizzato, in quale gerarchia, ecc. E poi ripensarlo in funzione di chi l’archivio lo userà e per quale scopo, a quali informazioni sono collegate le altre, a quale tassonomia affidarsi, quale nomenclatura sia più utile, ecc. Fino ad arrivare a stabilire alcune regole per definire il tempo di conservazione, per esempio di un file (o di una cartella).
Scritto così può sembrare una mera attività di archivio, fatta di un metodo razionale in capo a una o poche persone che danno senso a uno spazio, ma non è così. Quello che l’architettura dell’informazione, e più in generale il design, insegna è che per progettare o riprogettare uno spazio, qualsiasi esso sia, serve partire dal cosa (i contenuti), seguito dal perché e solo dopo dal come (l’archivio vero e proprio).
Nel perché risiede il cuore di tutto il lavoro di sense-making. Come ho scritto, non è solo una attività di archivio fine a sé stessa, ma una riprogettazione che parte dalle persone. Se sono e saranno le persone a usare quello spazio, è utile e necessario che siano loro a co-progettarlo, perché ogni elemento sia trovabile, riconoscibile, comprensibile e lo spazio sia organizzato, user-centered, pertinente, accessibile, chiaro, semplice e sì, anche bello. E utile per le persone, per il business (e per ridurre la distanza, fino a eliminarla, tra obiettivi e bisogni e per ridurre la confusione). Se non è utile, non è contenuto.
Progettato per le persone, con le persone
Il vero valore della progettazione nasce ed evolve nel confronto. È nello scambio collettivo che emerge il valore di quello che stiamo facendo, anche dal riprogettare un archivio. Aiuta le persone a collaborare insieme per smontare un problema e trovare ipotesi da testare, permette loro di confrontarsi (anche di confliggere, a volte), collaborare, partecipare e prendere decisioni, con presenza e responsabilità.
La prossima volta che in azienda arriva un “non trovo le cose”, “l’archivio è un disastro” o “ma perché le cose non sono dove dovrebbero essere?”, non aggiungere un’altra lamentela e nemmeno un sospiro di rassegnazione. Proponi di metterci mano, manda un invito e progetta una sessione di lavoro insieme.E poi progettate in coro.
Potrebbe essere un buon nuovo inizio da settembre, che ne dici?
Buona estate!
A presto,
Tatiana (e Chiara)
📃Abbiamo parlato di
📍Cose che hanno lasciato un segno
Perché il film più costoso di Christopher Nolan è un autentico capolavoro filologico e storico
L’insensatezza di un decreto legge che serve solo a fare propaganda
📚🎧📺 Stiamo leggendo/ascoltando/guardando
Le letture, gli ascolti e le visioni di Chiara
Ieri sono tornata al rifugio Alpe Pianetti, dove non ci andavo da quand’ero bambina e mi è piaciuto tantissimo. Ma devo ringraziare le belle amicizie che abbiamo intorno, senza di loro sarebbe ancora un posto sepolto tra le nebbie dell’infanzia.
Continuo con Stella del mattino di Wu Ming e mi ha preso grazie soprattutto all’ambientazione a cavallo tra Inghilterra del primo dopoguerra e Medio Oriente. Per chi non ha mai approfondito la figura di Lawrence d’Arabia, è estremamente interessante, pur nel suo essere romanzato.
Ho guardato Nimona, un film di animazione che mi è piaciuto parecchio, nonostante la trama vista e rivista, perché è irriverente e velocissimo, e tratta tematiche contemporanee con leggerezza ma senza sconti.
Le letture, gli ascolti e le visioni di Tatiana
Letture. Proseguo a rilento con La vendetta è un ballo in maschera: Un anno con “Il conte di Montecristo” di Francesca Crescentini. Nel frattempo, ho iniziato Le parole sono finestre (oppure muri) di Bertram Rosenberg Marshall che mi sta aprendo gli occhi su alcuni episodi difficili che ho affrontato nella relazione con alcune persone.
Ascolti. Sempre i soliti: Wilson, Amare Parole, Morning più di rado.
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Visioni. Ho iniziato e finito L’estate del ‘36 e mi è piaciuto molto.
🔎[Cosa stiamo facendo] Notizie dal mondo Kanji
I prossimi giorni sono dedicati a chiudere progetti prima delle vacanze e a qualche incontro per nuovi progetti da avviare in autunno. E poi mettiamo in pausa il lavoro per riprendere fiato.
Ci ritroviamo qui lunedì 7 settembre.
A presto!
📍Informazioni di servizio
Cerchiamo di usare un linguaggio rispetto e inclusivo. Nel testo potresti trovare questo simbolo: « ǝ». Cosa significa? È un simbolo fonetico [schwa (o scevà)] utilizzato per non fare differenze, rispettando l’identità di genere di ognuno. Ne abbiamo parlato in una newsletter: voce del verbo includere.
Ogni tanto, nei consigli di lettura dei libri che leggiamo, o abbiamo letto, c'è un link con un codice di affiliazione. Questo significa che se clicchi e poi compri una di noi prende una piccolissima percentuale. È giusto e corretto che tu lo sappia e decida di conseguenza cosa fare. ;)
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